La Parola di Dio insegnata ai nostri figli
Come
mettere l’acquolina in bocca della Parola di Dio nei nostri figli?
Come trasmettere ai nostri figli il desiderio di avere una relazione con Dio, il gusto della Bibbia e della preghiera in famiglia?
Quando leggiamo la Bibbia, troviamo un certo numero di consigli e di indicazioni sull’educazione dei figli anche se ci sono pochi testi specifici sulla vita di famiglia.
In particolare, nell’Antico Testamento la famiglia è un luogo privilegiato in cui vivere la fede. Nel contesto del Nuovo Testamento la famiglia e la chiesa si confondono nello stesso luogo e con gli stessi attori.
La Scrittura ci spiega delle funzioni, ci descrive dei principi e delle attitudini, ma ci dice poco sulle forme; queste sono definite nel quadro di ogni epoca e di ogni cultura. Due testi dell’Antico Testamento possono però aiutarci a collocarci come genitori cristiani.
Imparare
a mettere in pratica la Parola di Dio
“Tu amerai dunque
l'Eterno, il tuo Dio,
con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con
tutte le tue forze.
E questi
comandamenti che oggi ti do ti staranno nel cuore;
li inculcherai ai
tuoi figliuoli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua,
quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.
Te li
legherai alla mano come un segnale,
ti saranno come frontali tra gli
occhi,
e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.” (Deuteronomio 6:5 - 9)
Questi versetti ci ricordano la necessaria coerenza
presente nella nostra vita. Il testo ci è sicuramente familiare,
ma conviene sottolineare alcuni aspetti.
Si situa nel contesto del capitolo 5 del Deuteronomio, della fede
fondamentale del Decalogo; siamo nel cuore della relazione tra Dio e
il Suo popolo, al centro dell’Alleanza. La messa in pratica della
Parola di Dio è la caratteristica della saggezza per l’ebreo. La messa
in pratica è oggetto delle diverse esortazioni di questo passo, prima
ancora di essere oggetto dell’insegnamento del fanciullo. Siamo
lontani dalla semplice concezione occidentale del volume delle
conoscenze accumulate. Quanto al verbo “inculcare”, significa
letteralmente “affilare”, (come si affilano i denti di un utensile).
Si tratta di un insegnamento dinamico e di un apprendimento di
applicazioni delle direttive del Signore per avere “il mordente” nella
vita.
Il testo ricorda il progetto di felicità che Dio ha per il Suo popolo
e dunque per le famiglie che lo compongono.
"Camminate in tutto e per tutto per la via che l'Eterno,
il vostro Dio, vi ha prescritta,
affinché viviate e siate felici
e prolunghiate i vostri giorni nel paese
di cui avrete il possesso." (Deuteronomio 5:33)
"Or questi sono i comandamenti,
le leggi e le prescrizioni che l'Eterno, il vostro Dio,
ha ordinato di insegnarvi,
perché li mettiate in pratica nel paese
nel quale state per passare per prenderne possesso;
affinché tu tema l'Iddio tuo, l'Eterno, osservando,
tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figliuolo
e il figliuolo del tuo figliuolo, tutte le sue leggi
e tutti i suoi comandamenti che io ti do,
e affinché i tuoi giorni siano prolungati." (Deuteronomio 6:1-2)
"E l'Eterno ci ordinò di mettere in pratica
tutte queste leggi, temendo l'Eterno, l'Iddio nostro,
affinché fossimo sempre felici,
ed egli ci conservasse in vita,
come ha fatto finora." (Deuteronomio 6:24)
C’è un legame diretto tra la messa in pratica dei comandamenti del Signore e la Sua benedizione: essere felici e prolungare i propri giorni. Sottolinea l’importanza del progetto familiare e della sua coerenza: a partire dal momento in cui la Legge sarà nel tuo cuore (cioè nel tuo più profondo, al livello dei tuoi pensieri, della tua volontà e dei tuoi sentimenti), testimonierai ai tuoi figli in ogni circostanza: a casa o in viaggio, a qualsiasi ora della giornata.
Ma soprattutto, tu testimonierai con i tuoi atti (v. 8 segnale sulla mano); con le tue attitudini, i tuoi pensieri e parole (v. 8 frontali tra gli occhi); facendo della tua casa un segno dell’autorità del Signore. Chiunque ci entrerà potrà vederlo riflesso nella tua porta. Tu stessa sarai la prima a ricordarlo, quando entrerai in casa tua, che la fede in Dio si vive prima all’interno (v. 9 scritta sugli stipiti della tua casa).
La Parola è chiamata ad accompagnare il nostro entrare ed uscire, ogni nostra attività quotidiana, e la trasmissione della messa in pratica della Parola di Dio appare come il cuore dell’educazione da impartire ai nostri figli.
Dare gusto
Il
secondo testo ci invita a dare del gusto.
"Inculca al fanciullo la condotta che
deve tenere;
anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà." (Proverbi 22:6)
Una traduzione vicina all’originale potrebbe essere: istruisci il fanciullo secondo la via che deve seguire; e quando i peli della barba nasceranno non se ne allontanerà.
Parecchie parole o espressioni di questo versetto meritano un’attenzione particolare e dovrebbero ispirare le nostre azioni.
“Istruisci il fanciullo”: il verbo istruire ha la stessa radice della parola palato che designa la parte superiore della bocca. E’ utile comprendere il perché. In Israele, quando una donna partoriva, la levatrice insegnava al bebè a succhiare. Addolciva il palato del bambino con un po’ di succo di fico. Il bambino attirato dal gusto strano iniziava un movimento ripetuto della suzione con la bocca. Bastava presentare il seno della mamma perché iniziasse a succhiare il latte.
Istruire significa dare il gusto! E’ la coerenza tra il nostro esempio e le nostre parole a dare il gusto; è l’insegnamento della Parola di Dio spiegata e vissuta; è l’amore portatore di speranza…
Come
suscitare il gusto di vivere attaccati a Dio nei nostri ragazzi?
Un buon insegnante suscita nei suoi allievi il gusto di imparare. Ecco il profilo di un tale insegnante: ama il suo mestiere; ama i suoi allievi; ama la materia che insegna.
Da questo cerca di adattare la propria pedagogia ai suoi allievi. La rende attiva, accessibile, il più possibile attraente. Così gli allievi avranno il soddisfazione nell’imparare, nell’ascoltare, nel comprendere ed avranno desiderio di partecipare alle lezioni. Per raggiungere questo obiettivo, l’insegnante investe parecchio sulla sua persona. Ed è a questo che siamo chiamati come genitori, nel nostro ruolo di insegnanti della Parola di Dio nella scuola domenicale, nei gruppi giovanili o nella chiesa locale: trasmettere il gusto del camminare con Dio, di cercare il Suo consiglio, di impegnarsi per Lui.
Questo si comunica innanzitutto con la nostra vita. Bisogna dare dalla nostra persona:
Amare il nostro “mestiere ", essere felici di essere
cristiani.
Amare i figli che Dio ci dona.
Avere entusiasmo nel comunicare l’amore di Dio, poichè questo è il nostro "mestiere" da insegnare.
Per ogni ragazzo, c’è una strada diversa. Il progetto di vita deve essere diretto da Dio e in questa prospettiva ci sarà il gusto e il sapore dell’esistenza. Quale grazia poter condurre un bambino alla scoperta di un tale cammino!
Bisogna passare del tempo con i bambini per scoprire la loro personalità e i loro doni. Alcuni si credono incapaci di fare alcunché! Ognuno è diverso dagli altri: alcuni possono esser dotati intellettualmente, altre essere sportivi, altri perseveranti ed altri ancora dolci… Quante ferite quando si entra a far differenze o paragoni, oppure si applica una disciplina identica per personalità diverse! Una vera comprensione del fanciullo si acquisisce progressivamente, nella comprensione delle sue fasi di sviluppo fisico, ma soprattutto affettivo ed intellettivo. Osservando il bambino si impara a conoscerlo. Così si porta avanti l’opera che è stata iniziata in lui (Salmo 139.13-16), correggere gli atteggiamenti sbagliati e pregare per lui.
Il dialogo con i nostri figli deve essere una delle nostre maggiori priorità. Capita a volte di notare, nei padri soprattutto, una mancanza di interesse e di “savoir-faire”. E’ perciò importante il dialogo di coppia.
«e anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà». Non soltanto quando sarà vecchio si ricorderà degli insegnamenti ricevuti, ma anche nel momento dell’adolescenza, proprio quando il ragazzo imposta la sua vita e poco alla volta costruisce la sua personalità di adulto potrà scegliere di continuare la sua vita in piena armonia con Dio.
Seminiamo perciò per l’adolescenza, per il tempo importantissimo dell’organizzazione del pensiero e del sistema dei valori. Quale grazia e privilegio poter insegnare al bambino nei suoi primi anni! A rischio di ripetersi, occorre sottolineare il ruolo della famiglia, dei genitori in particolare. E’ fondamentale che l’educazione data ai loro figli si fondi sulla massima coerenza possibile tra parole e azioni in ambito familiare.
Gli aspetti formali dell’educazione cristiana (culto in famiglia, attività in seno alla chiesa) devono trovare la loro applicazione nella vita di tutti i giorni. Tra i figli di famiglia cristiana succede spesso che si arrivi alla saturazione del sapere, e a volte irritazione a dover agire in un certo modo. Ma il valore dell’esempio dei loro genitori darà loro il gusto di diventare di veri cristiani.
Come
fare? Un esempio: il culto di famiglia
Un punto importante su cui tornare è quello del culto di famiglia. Ricordiamo che il culto in famiglia non deve avere come obiettivo quello di abituare i bambini all’esercizio della pietà, ma di portarli alla scoperta del Signore, del posto che Egli ha nelle vite dei loro genitori, e di insegnare loro cos’è la vita con Dio. E’ nella condivisione familiare che impariamo quali cose cambiare nelle nostre vite.
Alcuni danno al culto di famiglia una forma
particolarmente seria ed i termini stessi contribuiscono a questa
immagine. Ma occorre invece evitare ciò che è noioso per i bambini, la
monotonia, la routine, dando spazio alla creatività. Si possono
trovare degli aiuti pratici per il culto di famiglia, con un approccio
interessante che proponga temi diversi e forme pedagogiche
attive. E’ importante che i figli siano partecipanti attivi nel
proporre canti, magari preparandosi (con o senza di noi, secondo
l’età) su degli argomenti particolari. La vita quotidiana di
famiglia, situazioni vissute a scuola serviranno per attualizzare
l’etica cristiana attraverso le circostanze.
Alcuni
genitori trovano utile avere un tema articolato in diversi soggetti
nel corso di un mese: la dottrina cristiana, i frutti dello Spirito,
la missione, i libri della Bibbia… Ma alternare soggetti biblici con
racconti missionari arricchirà il ritmo degli incontri e risveglierò
l’interesse.
Sarebbe bene che il padre animi il culto di famiglia, ma l’impegno deve essere largamente condiviso con la mamma. Questa responsabilità può essere anche delegata ogni tanto a uno dei ragazzi.
Il culto di famiglia offre la possibilità di dare gusto
alla Parola di Dio e alla preghiera.
Permette apprendimento dell’intercessione. I bambini possono stabilire
una propria lista di amici, di membri di chiesa, missionari o
prigionieri (per la fede) che hanno bisogno di soccorso in preghiera.
Le preghiere dei genitori dovrebbero essere abbastanza brevi per mantenere l’ascolto dei bambini. La preghiera di famiglia
dovrebbe essere come un “bouquet” offerto al Signore, dove ognuno si
esprime brevemente e liberamente.
Può essere utile scegliere un’ora precisa in cui radunarsi. Oltre alla monotonia e a una cattiva animazione, si incontrano altre difficoltà come le differenti età dei bambini e il ritmo delle attività quotidiane. A volte è difficile trovare argomenti interessanti per i piccioli e per i grandi. Poi, la televisione, i compiti per la scuola possono diventare nemici del culto di famiglia. Un altro errore frequente è quello di rendere il momento di famiglia con un’atmosfera “ecclesiale”. Genitori rigidi nella disciplina rischiano di rafforzare nei loro figli un’attitudine al rigetto che li porterà al fallimento.
Un culto di famiglia quotidiano è sicuramente una cosa buona, ma deve essere compatibile con le attività dei membri della famiglia. E quando i ragazzi crescono, occorre ancor più delicatezza.
Il culto di famiglia, quando esprime pienamente la fede, la gioia e la comunione, lascia il segno duraturo nei figli (e nei genitori). Costituisce veramente una benedizione che sarà trasmessa alla generazione successiva.
Sara
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