«Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare
ma a evangelizzare;
non con sapienza di parola,
perché la croce di Cristo non sia resa vana.
Poiché la predicazione della croce
è pazzia per quelli che periscono,
ma per noi,
che veniamo salvati,
è la potenza di Dio.»
1 Corinzi 1:17-18
In sordina e quasi impercettibile una nuova croce si è introdotta negli ambienti evangelici popolari della nostra epoca. Assomiglia alla vecchia croce, ma è diversa: le similitudini sono superficiale, le diversità fondamentali.
Da questa nuova croce è nata una nuova filosofia della vita cristiana, e da questa filosofia una nuova tecnica evangelica: un nuovo stile di riunione ed un nuovo genere di predicazione. Questa nuova evangelizzazione usa lo stesso linguaggio della vecchia, ma il suo contenuto non è lo stesso e la sua potenza non è quella di prima.
La vecchia croce non ha alcun
rapporto con il mondo.
Per la carne orgogliosa di Adamo, essa significava “morte”.
Eseguiva la sentenza imposta dalla legge del Sinai.
La nuova croce, non è opposta alla razza umana: al contrario, è una compagna gradevole e, se capisco bene, alimenta l’ondata dei divertimenti legittimi e buoni e delle gioie innocenti.
Lascia che Adamo viva senza impedimenti, con un’immutata motivazione; può continuare a vivere per il suo piacere e, ora, invece di rallegrarsi cantando dubbie canzoni bevendo alcoolici, si rallegra cantando cantici e guardando films religiosi. L’accento viene messo sempre sul “rallegrarsi, gioire”… ma portandolo su un piano più elevato!
La nuova croce incoraggia,
nell’evangelizzazione, un nuovo approccio diverso da quello di un tempo.
L’evangelista non predica più la rinuncia alla vita naturale perché la nuova
vita possa progredire. Non predica dei contrasti, ma delle somiglianze.
Cerca di accordarsi con l’interesse dei più, mostrando che il cristianesimo
non ha esigenze spiacevoli, ma al contrario offre tutto ciò che il mondo
offre, ma ad un livello superiore.
Tutto ciò a cui il mondo, che è corrotto dal peccato, aspira oggi viene abilmente presentato come una cosa che il vangelo offre: ma il prodotto religioso è sicuramente migliore.
La nuova croce non mette a morte il peccatore, ma lo orienta in un’altra direzione. Lo guida in uno stile di vita più sano e più felice, pur salvaguardando il proprio amor-proprio.
Alla persona autoritaria, essa dice: «Vieni e afferma te stesso per mezzo di Cristo!» All’uomo pieno di sé, essa dice: «Vieni e glorifica te stesso nel Signore!» Alla persona avida di emozioni, essa dice: «Vieni e pasciti di comunione fraterna!»
Il messaggio del Vangelo viene deviato, fuorviato nella direzione della corrente umana, per essere accettato dal pubblico. La filosofia che sta dietro questo tipo di croce è sicuramente sincera, ma la sua sincerità non gli impedisce di essere falsa. È falsa perché è cieca. È completamente contraria al significato fondamentale della croce.
La vecchia croce è
un simbolo di morte.
Essa rappresenta la fine improvvisa e brutale di una vita umana. Al tempo
dei Romani, chi prendeva la sua croce e chi s’inoltrava sul sentiero della
morte aveva già detto addio ai suoi amici. Sapeva che non sarebbe tornato
indietro. Partiva per sempre. La croce non faceva compromessi, non
modificava nulla, non modificava nulla, non risparmiava nulla : essa
immolava tutto nell’uomo, completamente e definitivamente. Essa non cercava
la pace con la sua vittima. Ma colpiva duramente e crudelmente, e quando
aveva terminato l’opera, non restava nulla dell’uomo, non esisteva più.
La razza d’Adamo è sotto la sentenza di morte. La pena non può essere commutata, non c’è scappatoia. Dio non può approvare i frutti del peccato, per innocenti o gradevoli che possano apparire agli occhi degli uomini. Dio deve mettere l’uomo “nel sacco” e “liquidarlo” totalmente, prima di poterlo rialzare ad una nuova vita.
La predicazione dell’evangelizzazione che stabilisce dei parallelismi concilianti tra le vie di Dio e quelle degli uomini tradisce la Bibbia ed è crudele per l’anima degli ascoltatori. La fede in Cristo non è parallela al mondo, al contrario lo taglia di netto.
Andando a Cristo, non alziamo la nostra vecchia natura ad un livello superiore, ma l’abbandoniamo alla croce. Il granello deve cadere nella terra e morire. Noi, che predichiamo il vangelo, non dobbiamo come degli agenti di “publics relations”, mandati per stabilire dei buoni rapporti tra Cristo ed il mondo. Non siamo stati incaricati della missione di rendere Cristo accettabile al grande commercio, alla stampa, al mondo dello sport, o dell’insegnamento moderno. Non siamo dei diplomatici, ma dei profeti, ed il nostro messaggio non è un compromesso, ma un ultimatum.
Dio
offre la vita, ma non la vecchia vita migliorata. La vita che Egli offre
è una vita che rinasce dopo la morte. E questa vita sta sempre vicina alla
croce. Chi vuole possederla deve passare “al vaglio”: deve rinunciare a se
stesso ed approvare la giusta sentenza di Dio nei suoi confronti.
Cosa significa questo per chi si trova a faccia a faccia con Cristo? Come può questa filosofia tradursi in vita? Deve semplicemente pentirsi e credere. Deve rinunciare ai suoi peccati, e andare oltre rinunciando a se stesso. Non deve nascondere nulla, scusare nulla, giustificare nulla. Non deve cercare attenuanti con Dio, ma deve chinare il capo sotto l’austero giudizio di Dio, e si deve riconoscere degno di morte.
Dopo questo, deve alzare lo sguardo, con una fede semplice, sul Salvatore risuscitato, dal quale emana la vita, la nuova nascita, la purificazione e la potenza. La croce che ha messo fine alla vita terrestre di Gesù metterà anche fine a quella del peccatore; e la potenza che ha risuscitato Gesù dai morti, riporterà ad una vita nuova con Cristo anche il peccatore.
A chi vorrà fare obiezioni, o vedere in questo una concezione ristretta e personale della verità, dirò che Dio ha messo il sigillo della Sua approvazione su questo messaggio, dai tempi di Paolo fino ad oggi.
Che i termini siano gli stessi o no, questo è stato lungo i secoli il contenuto della predicazione che ha comunicato la vita e la potenza nel mondo.
Gli uomini di Dio del passato, i riformatori, i predicatori del Risveglio dell’ 800 hanno messo l’accento Su di essa; ed i segni, le meraviglie, e le opere potenti dello Spirito Santo hanno testimoniato dell’approvazione di Dio sul loro messaggio.
Oseremmo noi, come eredi legali di questa potenza, falsificare la verità?
Oseremmo con la punta smussata della matita, ritoccare la traccia del “piano dell’architetto”, o modificare il modello stabilito per noi sul monte del Calvario?
Dio ce ne guardi!
Predichiamo la
vecchia croce e conosceremo la vera potenza.
Aiden Wilson Tozer (1897 -1963)
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